'' Sull'esempio de famosi Osservatori di Greenwich, di Oxford, e di Gotha si costruisce la nuova Specola di Napoli sulla collina suburbana di Miradois di un solo piano terreno, ed è per essa destinata una preziosa e compiuta collezione di stromenti... da collocarsi sopra basi solidissime, che sorgono perfettamente isolate sul vivo masso del monte.
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... avrà altresì un locale separato per collocarvi le macchine destinate all'istruzione, ed all'esercizio de' giovani
— F. Zuccari, Breve cenno sulla storia degli osservatori di Pisa e di Napoli, Giornale Enciclopedico di Napoli, 1817, XI, t. I, pp.104-114

Fondazione

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Sebbene in Napoli ... pochi siano stati i coltivatori degli astronomici studj, fuvvi pur nondimeno talora, chi vi si applicò di buon animo, e ... desiderò ed istantemente consigliò, che in sì cospicua ed interessante Città ... una Specola anche si erigesse, che fornita delle necessarie macchine, allo studio ed ai progressi dell'astronomia efficacemente concorresse.

La particolare sensibilità che il re di Napoli, Giuseppe Bonaparte, ebbe sin dall'inizio del suo regno per il progresso della scienza e della cultura, diede un forte impulso per la creazione di prestigiose istituzioni. Egli accettò, il 29 gennaio 1807, la proposta dell'astronomo Giuseppe Cassella di stabilire un osservatorio nel Belvedere del soppresso monastero di San Gaudioso.
Stefano Gasse fu chiamato ad occuparsi dell'adeguamento del vecchio complesso religioso, che restò incendiato nell'invasione de' Francesi del 1799, alla nuova funzione scientifica. In poco tempo i lavori furono conclusi e l'osservatorio di San Gaudioso, nonostante l'angustia del fabbricato e la scarsa solidità delle sue fondazioni, fu la prima specola pubblica del regno di Napoli. Giuseppe Cassella vi trasferì le ... poche macchine che avea possedute la R. A. delle Scienze e Belle Lettere per le osservazioni.
Agli inizi del 1808 Cassella morì a seguito della brochite contratta durante le osservazioni della gran cometa C/1807 R1, la più bella apparsa da 60 anni...[che] ha unito il mondo nell'osservazione.
La direzione della specola fu affidata a Ferdinando Messia de Prado che per l'esiguità degli spazi e per l'età avanzata poté fare ben poco.
Nel 1809 la Reale Accademia delle Scienze e Belle Lettere indicò al re il promettente astronomo Federico Zuccari, che in quell'anno insegnava Geografia Matematica al Collegio Militare, come l'uomo giusto per affidargli la direzione della specola. Zuccari fu inviato all'Osservatorio di Brera affinché ivi avesse potuto completare gli studj dell'Astronomia, e conoscere gli strumenti, e i metodi più recenti di osservare e di calcolare. Dopo aver trascorso due anni sotto l'ammaestramento del celebre Oriani, rientrò a Napoli per dirigere una specola che si presentava in evidente stato di abbandono. Si sforzò comunque di allestire e riorganizzare la vecchia strumentazione e alcune macchine che aveva portato da Milano, impiantandole sulla terrazza del belvedere del monastero con l'aiuto del meccanico Augusto Achnelt che l'aveva seguito da Milano. Il tentativo di Zuccari si rivelò infruttuoso. Non molto felice vi è il luogo e la fabbrica così malconcia dai terremoti, che gli stromenti non vi si possono collocare con stabilità, né ivi osservarvi con profitto. Nonostante la vicinanza delle luci cittadine e la limitatezza dell'orizzonte, Zuccari compì comunque sia osservazioni meteorologiche sia continue osservazioni celesti.
Zuccari, con perdita di molto tempo nelle anticamere del palazzo del governo, ottenne nel 1812 da Gioacchio Murat l'autorizzazionie e i fondi per costruire una nuova sede per l'osservatorio. Dopo una breve ricognizione di vari luoghi, l'astronomo scelse la collina di Miradois, un'altura vicina alla reggia di Capodimonte, dove esisteva una villa di proprietà degli eredi di Bartolomeo di Capua (1716-1792), 4° Principe della Riccia, fatta costruire nel '500 dal marchese di Miradois, reggente della Gran Corte della Vicaria. Il sito era isolato e rinchiuso in un ampio giardino con base ben ferma e per natura e per arte, e con orizzonte libero, interrotto solo in parte dal Vesuvio e dalla collina dei Camaldoli.
Approvata entusiasticamente dal sovrano la scelta del luogo, che ha circa 12 moggi di estensione, si poté procedere rapidamente all'acquisto dei suoli mentre Zuccari e l'architetto Stefano Gasse idearono e progettarono la nuova struttura in modo splendido e grandioso, onde si avesse in uno, e un bel monumento di architettura e un tempio degno di Urania.
Il progetto del Real Osservatorio Gioacchino, enfaticamente intitolato al re in segno di eterna gratitudine, fu presentato il 21 ottobre del 1812, quando Murat era impegnato nella campagna di Russia alla guida della cavalleria napoleonica.
La struttura avrebbe dovuto articolarsi, secondo l'idea di Zuccari, intorno ad un'ampia sala circolare di oltre 4 metri diametro (16 palmi) circondata da 16 colonne in marmo di carrara. La sala, destinata per la conservazione degli stromenti mobili e sporgente a mezzo dì in perfetto semicerchio, era chiusa da quindici porte arcuate, su due livelli, dirette al doppio officio di porte e di finestre, e sormontata da una gran cupola con un oculo centrale. A nord la sala era chiusa da un avancorpo rettangolare con torre nel mezzo, per la gran macchina equatoriale, e nicchie di riposo. A est e ovest della sala, Zuccari e Gasse immaginarono due bracci rettangolari divisi ciascuno in due stanze, le più contigue alla sala per gli stromenti meridiani, le altre per i circoli ripetitori fissi. Al tutto adottò [il Gasse] l'ordine dorico da eseguirsi nel così detto travertino di Gaeta, rispondendo perfettamente sia alle pretese di solennità e grandiosità avanzate dello Zuccari, sia alla consuetudine stilistica, largamente diffusa, di destinare lo stile dorico alla costruzione dei fabbricati per attività scientifiche. Inoltre una strada sotterranea avrebbe collegato l'osservatorio alla villa della Riccia ove agli astronomi si dà comoda, decentissima abitazione. L'idea su cui Zuccari e Gasse ragionavano nell'ottobre del 1812, riportata sulla medaglia coniata per l'occasione, subì importanti trasformazioni nel progetto che Zuccari portò all'esame del Consiglio degli Edifizi Civili il 12 febbraio 1813.
La peculiarità dell'osservatorio giovacchino, rispetto alle altre opere realizzate a Napoli nei primi decenni dell'Ottocento, risiedeva nell'essere stata preventivamente concepita da uno scienziato che ben conosceva quali fossero le finalità e le specifiche prerogative dell'impianto astronomico, anziché da un architetto. Stefano Gasse, poi, trasformò le istanze della scienza in un impianto esteticamente ben composto ed equilibrato, pur negli eccessi dimensionali e nell'accentuata pomposità della grande sala, coperta di cristalli, molto in voga negli ambienti accademici dell'epoca.
Il 4 novembre 1812, in occasione dell'onomastico della regina Carolina, fu posta solennemente la prima pietra, situando significativamente tutte le monete coniate durante il regno di Murat a perpetuarne la memoria. Durante la fase di scavo, vennero alla luce dal sottosuolo diversi reperti, tra cui un frammento di mosaico e, in una vecchia cisterna, un busto di marmo pario di una statua alta circa 78 centimetri, unito ad una gamba della stessa scultura.
Si apprestarono i fondi per la fabbrica, e si commisero al celebre artefice di monaco Signor Reichenbach gli opportuni stromenti ed altri ne vennero altrove cercati, affinché di nulla mancasse l'osservatorio, anzi di tutto fosse a dovizia provveduto. I lavori di fabbrica poterono iniziare solo nel febraio del 1813 a causa del tempo sempre piovoso e proseguirono molto lentamente per la disonestà della ditta edile che nell'ottobre del 1814 fu cacciata dal cantiere.
Nel frattempo la situazione politica precipitava inesorabilmente e dopo la disastrosa campagna di Russia e la sconfitta nella battaglia di Lipsia, il destino del regno di Gioacchino Napoleone era segnato. Questo non induceva a sperare in una rapida conclusione delle opere edilizie dell'osservatorio. Murat chiese a Reichenbach di consegnare gli strumenti commissionati. Nel febbraio del 1815 Reichenbach giunse a Napoli con il barone von Zach convinti di trovare un'edificio completato e di poter installare gli strumenti. La guerra austro-napoletana e la successiva caduta di Murat costrinse i due stranieri a partire frettolosamente lasciando le macchine ancora imballate. Il cantiere rimase fermo per oltre un anno e i lavori ripresero solo dopo il ritorno a Napoli di Ferdinando I di Borbone re delle due Sicilie. Al momento della sospensione del cantiere, la fabbrica era compiuta per meno della metà. Completate le opere di scavo e predisposte le fondazioni, il braccio occidentale era quasi del tutto ultimato, rifinito anche l'esterno col travertino, mentre quello orientale appariva incompleto. l'edificio era del tutto monco del salone centrale, per il quale erano state realizzate le sole colonne.
Nell'aprile del 1817, su invito del sovrano, giunse a Napoli padre Giuseppe Piazzi, per esprimere un giudizio sullo stato delle cose e dare un suggerimento sul da farsi.
Nelle sue rappresentanze al Re ed al Ministro del 6 maggio, il Piazzi scrive: Strumenti ve ne ha gran copia così di fissi come di mobili... e formano la più bella preziosa collezione che mai non ho veduto in altr'osservatorio. ... l'osservatorio così montato e provveduto potrà per avventura primeggiare su quanti son oggi in onore. ... niente rimarrebbe a desiderarsi se la fabbrica si fosse immaginata con maggiore semplicità, e ordinata con maggiori comodi. Senza distruggere la parte più essenziale di quanto sinora si è fatto e solo togliendo la stanza circolare formata da 16 colonne, e alla med.ma sostituendo un terrazzo quadrangolare scoperto con cancellata e porta di ferro, si otterrebbe un edificio più adatto all'uopo, e di spesa minore. Piazzi fu nominato, quindi, direttore generale degli Osservatori del Regno e gli fu chiesto di rivedere insieme al Gasse il progetto e di seguirne la conclusione. Era molto sconfortato dalla situazione che aveva trovato a Napoli e confidava i suoi timori a Barnaba Oriani: L'Osservatorio di Napoli sarà certamente uno dei più belli; ma primeggerà esso ancora per utili lavori? Temo molto, che non sia per essere, che un richiamo di curiosi, ed oggetto di sdegno pei veri amatori della scienza. ... lo spero che mi presterete l'assistenza vostra; si tratta dei progressi della scienza, dell'onor dell'Italia e di me, in cui il governo ha posta piena fiducia. ... Spero che potrò soddisfare al genio nazionale, e ordinare l'Osservatorio nel modo che si conviene.
Piazzi riorganizzò gli spazi interni dei bracci e delle torri ed eliminò quella smisurata sala rotonda. Il prospetto principale si sviluppa nel mezzo con un vestibolo formato da sei colonne doriche di marmo di Carrara, sormontate da un architrave molto semplice. Nel timpano fu posta l'iscrizione:
ferdinandus I
astronomiae incremento
mdcccxix
Il piano fu approvato e i lavori ripresero nel giugno 1817. Nei primi mesi del 1819 si iniziò la sistemazione degli spazi esterni (piazzale, muro di cinta, fossato), si terminarono le stanze sotterranee e si provvide alla decorazione. Varcato l'ingresso, ci si ritrova nella sala principale, di forma rettangolare, scandita da dodici colonne doriche in marmo di Carrara. La luce filtra dall'alto dal grande e bene inteso lanternino, che squarcia al centro la volta a botte arricchita da lacunari, evocando un antico impluvium. Sul fondo della sala una leggera rientranza accoglie un bassorilievo a stucco, eseguito da Carlo Monti che raffigura re Ferdinando I incoronato da Urania, musa dell'astronomia, e festeggiato da Cerere, esaltazione in chiave apologetica della dinastia borbonica. Sulla sottostante lastra marmorea dei versi magnificano ed esaltano il sovrano:
ecce tibi urania imponit fernande coronam
teque sibi adposcit flava ceres comitem
jure ambo a te nam geminum tulit altera templum
altera splendescit nomine clara tuo
Lo Zuccari, morto nel dicembre del 1817, non poté vedere concluso il suo osservatorio. a metà del 1818, Piazzi convinto che i lavori si avviavano alla conclusione e desideroso di ritornare al suo osservatorio nel territori al di là del faro chiese l'aiuto di Oriani per individuare un direttore per la specola che degnamente potesse reggerla. In una lettera ad Oriani scrive: converrà pensare a un buon direttore: lo vorrei onesto, faticatore, burbero. Su suggerimento dell'astronomo braidense, Piazzi propone al ministro dell'interno, nell'ottobre 1818, la nomina di Carlo Brioschi a direttore della specola napoletana. I doveri annessi all'impiego sono: 1.° Dimora regolare, così nell'estate come nell'inverno, nell'Osservatorio o nel casino annesso. 2.° Responsabilità dell'Osservatorio e di quanto vi ha rapporto. 3.° Direzione dei lavori astronomici. 4.° Pubblicazione delle osservazioni alla fine d'ogni anno. 5.° Stampa del Calendario solito a distribuirsi per la provincia.

Napoli= 17. Dicembre 1819= Specola di Minadois
Questa mattina fu montato un Circolo ripetitore di Reich. nella Torre orientale
17 Dicembre 1819 - Sera
Distanze dal zenit col circolo ripetitore orientale alpha Cassiopea sopra il polo

Fu la prima osservazione compiuta da Carlo Brioschi nel nuovo osservatorio.
Il 4 giugno 1820 con la macchina equatoriale osservò l'occultazione di giove: Il fenomeno essendo accaduto a poca altezza non ho potuto distinguere bene l'emersione, avendo Giove poca luce, ed essendo l'atmosfera vaporosa.